Dom. Ott 2nd, 2022

Giovedì ci siamo recati al quartiere Gescal per toccare con mano e comprendere meglio quali fossero le problematiche locali. La situazione trovata è davvero grave, più di quanto ci aspettassimo: sporcizia, scritte sui muri, incuria del verde, delle scale e dei box auto.

Ma tutti questi fattori, già di per sé sufficienti per decretare un quadro piuttosto desolante, non sono stati quelli più eclatanti.
La sensazione più forte è stata quella di una mancanza pressoché totale della sicurezza: una sorta di nuovo Far West.
Purtroppo non è una novità, la situazione è così da diversi anni e sembra che la cosa sia proprio lasciata andare. Non siamo noi a dirlo perché chi ci abita la situazione la conosce bene, ed è davvero disperata. Al punto che vorrebbero anche andarsene ma non vogliono abbandonare il luogo dove hanno vissuto, vorrebbero solo tornasse ad essere più vivibile.

Abbiamo parlato con alcune signore che chiacchieravano sotto ai portici e che vivono lì da 40 anni. “Prima non era così, qui era il paradiso in terra. Organizzavamo pranzi sotto i portici, adesso veniamo giù raramente per il degrado che c’è”. Non si parla solo di sporcizia, ma dei tanti ragazzi, quasi tutti minorenni che nemmeno risiedono nel quartiere o a Sant’Angelo, che passano tutta la giornata nel cortile spesso con atteggiamenti provocatori o di sfida. “Anche i nostri figli giocavano qui, ma non c’era questo grado di maleducazione e indifferenza verso una proprietà che è di tutti”.

ALER e Comune si rimbalzano la palla delle responsabilità e chi ci rimette sono sempre i cittadini.
Possibile che le Gescal siano un ghetto senza possibilità di recupero?

Affinché si ritorni ad avere quel “paradiso in terra” migliorato ancor di più dalle diversità culturali che al momento sembrano essere solo un grosso problema per gli abitanti occorrono davvero delle soluzioni più radicali: più controlli nell’immediato ma anche una messa in sicurezza dell’intero complesso per garantire più serenità a chi ci vive, magari anche con la possibilità di accessi controllati da infrastrutture.
E chiaramente affiancando un programma sociale che possa recuperare giovani allo sbando che creano disagio.

Un pensiero su “Le Gescal, un ghetto?”
  1. E pensare che lì ho giocato, andato in bicicletta, sono cresciuto fino al 1986. Le fotografie sono davvero qualcosa di disarmante, non è proprio giusto. Penso che se dovessi andare a vedere di persona, mi metterei a piangere. Che tristezza.

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